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vuoi realizzare una campagna marketing efficace?

Multimediaservice Pubblicato il 11/11/2012 Aggiornato il 01/08/2026 10 views
vuoi realizzare una campagna marketing efficace?

Qual è il budget corretto per una campagna di comunicazione efficace? Questo articolo, scritto nel 2012, è stato riscritto e aggiornato con i dati disponibili al 2026.

Qual è il periodo giusto per fare pubblicità? Qual è lo strumento più efficace? Qual è il budget corretto per una campagna di comunicazione efficace?

Se queste sono le domande che ti sei posto almeno una volta, non sei l'unico. Sono le domande che molti clienti mi fanno spesso.

Prima di dare una risposta in questo articolo dobbiamo fare una premessa doverosa. 
Gli strumenti citati non sono gli unici, ma sono quelli in cui il professionista o l'azienda compie il primo passo, detto marketing push.
In questo articolo, invece, parliamo del marketing pull quello che attira chi si è mosso per primo. Sono due metodi con approcci diversi,ma entrambe efficaci,p erché rispondono a esigenze diverse.

Non esiste una risposta ideale o unica, perché ogni strategia di marketing nasce da obiettivi, mercati e clienti differenti. Per essere più chiari: una strategia marketing è studiata su parametri e caratteristiche che non sono mai uguali.

Dopo tanti anni ho potuto fare una lista delle soluzioni principali che le aziende adottano. Nel 2012 erano cinque. Oggi sono sei, perché la messaggistica (SMS e WhatsApp) è diventata un canale a sé, con regole, costi e risultati completamente diversi dall'email:

  1. Volantinaggio
  2. Invio di email
  3. Messaggistica: SMS e WhatsApp
  4. Telefonate
  5. Campagne annunci online
  6. Eventi in fiera o iniziative in zona

Fin qui tutto normale, se non fosse che spesso le metodiche adottate sono solo dei tentativi, ai quali si pretendono risultati immediati che non arrivano, o per lo meno arrivano al di sotto delle aspettative.

Per cui ti senti dire subito: "sì, lo abbiamo già provato, non funziona! O per lo meno non funziona nel nostro settore o nella nostra zona."

Ed è qui che inizia il lavoro frustrante del consulente marketing, che invece di studiare la strategia adatta si ritrova a dover abbattere i pregiudizi che nel tempo si sono accumulati.

Avere un approccio scientifico del marketing permette di vedere le cose in maniera più realistica, come succede spesso in finanza. Chi investe in borsa senza un minimo di conoscenza vuole solo una cosa: guadagnare tantissimo, perché quello è lo stereotipo di chi gioca in borsa. Per cui se comincia a vedere che la lancetta va giù, si fa prendere dal panico e dice che non funziona. Parlando invece con trader esperti, loro hanno una visione molto più disincantata e fredda: se la lancetta va giù, ti dicono che devi guardare al flusso generale, che si vedrà a fine giornata, che devi solo restare calmo. Ovviamente semplifico, e mi scuserete per la grossolana spiegazione: non sono un esperto trader.

In marketing non esistono strumenti più efficaci, ma solo strumenti. Se parli con uno chef non ti dirà mai che il coltello è più efficace di un mestolo: semplicemente servono a fare due lavori diversi.

Per lo stesso principio, anni di statistiche e verifiche hanno portato gli addetti al settore a prediligere determinati strumenti solo per praticità, gestione dei costi e soddisfazione nei risultati.


Una premessa necessaria sui numeri

Nella prima versione di questo articolo avevo riportato percentuali che oggi non sono più difendibili, e in alcuni casi non lo erano nemmeno allora: circolavano nei materiali commerciali del settore senza una fonte primaria verificabile. Le ho rimosse e sostituite con dati di cui è possibile citare l'origine.

Due avvertenze prima di leggere le percentuali che seguono:

  • Quasi tutti i benchmark internazionali sono di matrice anglosassone (ANA/DMA, WordStream, Klaviyo, Brevo, Cognism). Vanno letti come ordini di grandezza, non come previsioni per una campagna a Salerno o in provincia. I costi per clic americani, in particolare, sono strutturalmente più alti di quelli italiani.
  • Un dato senza il suo contesto è peggio di nessun dato. "Tasso di apertura 98%" non significa niente se non si sa chi lo misura, come e su quale lista.

1. VOLANTINAGGIO E STAMPA

Prima di tutto una distinzione che nel 2012 non facevo, e che invece cambia completamente la lettura dei numeri:

  • Volantinaggio = distribuzione non indirizzata (porta a porta, cassette, mano a mano, banchetti).
  • Direct mail = invio postale indirizzato a un nome e un indirizzo.

Sono due cose diverse. Quasi tutte le statistiche che si trovano online si riferiscono al secondo caso, non al primo.

Secondo il report ANA/DMA sui tassi di risposta (edizione 2025, quella su cui si basano i benchmark 2026), il direct mail indirizzato ha una risposta media intorno al 4,4%, che però nasconde due mondi diversi: 5–9% quando si scrive alla propria lista clienti, 2–3% circa quando si scrive a liste fredde di prospect. Sempre secondo le stesse elaborazioni, l'email raccolta come "risposta" (non come apertura) si ferma intorno allo 0,12%: è il motivo per cui la carta indirizzata, pur costando molto di più a pezzo, regge ancora il confronto sul costo per risposta.

Il volantinaggio non indirizzato sta sotto questi valori, perché manca la personalizzazione ed è più esposto alla saturazione della zona.

Cosa è cambiato davvero dal 2012: il volantino oggi non è più uno strumento a sé. Funziona quando è misurabile, cioè quando porta QR Code, coupon digitale, landing page dedicata o codice promozionale tracciabile. Senza uno di questi elementi non sai se ha funzionato, e senza saperlo non puoi decidere se rifarlo.

Fattori che influenzano l'efficacia

  • Zona e saturazione. È la variabile più pesante. Densità abitativa, profilo di consumo, numero di concorrenti che stanno distribuendo nello stesso periodo.
  • Formato e grafica. Nel direct mail americano i formati grandi (buste oversize, cartoline 6×9) rendono più dei formati standard: è un indizio utile anche per il volantino.
  • Qualità di carta e stampa. Incide sulla percezione del marchio più di quanto si creda.
  • Metodo di distribuzione. La consegna a mano o porta a porta rende più della semplice deposizione in cassetta.
  • Ripetizione. Un passaggio singolo raramente produce numeri. Le campagne che rendono sono sequenze di 2–3 uscite a distanza di poche settimane.

2. EMAIL MARKETING

Qui i numeri del 2012 sono da buttare, e non perché l'email funzioni peggio: perché è cambiato il modo di misurarla.

Dal 2021 Apple pre-carica i pixel di tracciamento delle email aperte su Mail: il sistema registra un'apertura anche quando nessuno ha letto niente. Risultato: i tassi di apertura pubblicati sono gonfiati di circa 15–20 punti percentuali.

Ecco perché due report seri, nello stesso anno, dicono cose apparentemente opposte:

Metrica Valore 2026 Fonte / nota
Tasso di apertura (con opens Apple inclusi) ~43% mediana MailerLite, su 3,6 milioni di campagne
Tasso di apertura (al netto Apple MPP) ~20–21% Brevo 2026, oltre 175.000 account
Tasso di apertura (media cross-industry) ~19,2% WebFX
Click-through rate (CTR) ~2,1–2,4% MailerLite / WebFX
Click-to-open rate (CTOR) ~6,8% MailerLite (era 5,63% nel 2024)
Disiscrizione ~0,9% WebFX

Il dato da guardare oggi è il CTR, non l'apertura. Il clic richiede un gesto volontario, il pixel no. Una campagna sana sta intorno al 2–2,5%; sopra il 3,5% è ottima.

La novità del 2025–2026: la deliverability è diventata un requisito, non un'ottimizzazione

Google e Microsoft hanno introdotto soglie di conformità per chi invia in massa. Il tasso di bounce sopra il 2% porta a rifiuti permanenti; il tasso di segnalazioni spam sopra lo 0,3% fa scattare provvedimenti su entrambe le piattaforme. In pratica: una lista sporca oggi non ti fa solo perdere aperture, ti fa bloccare il dominio.

Questo cambia le priorità operative. Prima di ottimizzare l'oggetto della mail bisogna:

  1. Verificare gli indirizzi prima dell'invio (pulizia lista, rimozione hard bounce).
  2. Configurare correttamente SPF, DKIM e DMARC.
  3. Rendere la disiscrizione immediata e visibile (paradossalmente, un unsubscribe facile protegge la reputazione più di un unsubscribe nascosto).
  4. Non comprare liste. Mai.

Campagne vs automazioni

L'altro dato solido del 2026: le email automatiche (benvenuto, carrello abbandonato, post-acquisto, recupero contatto) rendono in modo incomparabile rispetto agli invii massivi programmati a mano. Le analisi di Klaviyo su oltre 183.000 brand indicano che i flussi automatici producono circa il triplo dei clic delle campagne broadcast e generano una quota di fatturato enormemente superiore rispetto al volume inviato.

Tradotto per un'azienda normale: prima di mandare la newsletter mensile a tutti, imposta le tre email automatiche che partono da sole quando succede qualcosa. Rendono di più e costano meno tempo.


3. SMS E WHATSAPP (la messaggistica massiva)

Questa sezione nel 2012 non esisteva, o meglio: esisteva l'SMS pubblicitario, che si mandava in blocco a liste comprate, senza consenso e senza conseguenze. Oggi quel modello è illegale, e i due canali funzionano in modo completamente diverso.

SMS

L'SMS resta il canale con la visibilità più alta in assoluto. I benchmark 2026 indicano tassi di apertura tra il 90% e il 98% e, soprattutto, tempi di lettura nell'ordine dei minuti. Il tasso di clic medio si colloca intorno al 19–21%, con punte più alte in alcuni settori; il tasso di disiscrizione resta stabilmente sotto il 3%.

Sono numeri altissimi rispetto all'email — ma vanno letti bene: l'SMS ha volumi molto più bassi e un costo per messaggio molto più alto. Non è il canale del "mandiamolo a tutti", è il canale del messaggio breve, urgente e utile: promemoria appuntamento, conferma ordine, offerta a scadenza, avviso di chiusura o apertura straordinaria.

Il caso d'uso più sottovalutato è quello transazionale, non promozionale: un promemoria di appuntamento via SMS abbatte le mancate presentazioni molto più di qualunque campagna.

WhatsApp

WhatsApp è il canale che più è cambiato negli ultimi tre anni, ed è quello dove si fanno più danni per disinformazione.

Come funziona davvero. Non si "manda WhatsApp in massa" da un telefono aziendale: è il modo più veloce per farsi bloccare il numero. Le comunicazioni in uscita passano dalla WhatsApp Business Platform, con template approvati preventivamente da Meta e divisi in categorie (marketing, utility, autenticazione).

I numeri. Il famoso "98% di apertura" circola ovunque senza una fonte primaria. Le misurazioni reali su broadcast a liste con consenso indicano tassi di lettura intorno al 68% di media, con liste ben tenute che arrivano al 90%. Anche prendendo il dato conservativo, siamo a 3–4 volte l'email. Sul clic, i benchmark variano molto: si parla di un 15% come base, con i messaggi che usano bottoni interattivi (non link testuali) che arrivano al 45–60%.

Il costo. Dal 1° luglio 2025 Meta fattura per singolo messaggio consegnato, non più per finestra di conversazione da 24 ore. I messaggi di categoria marketing non hanno sconti a volume — è una scelta deliberata di Meta per rendere costoso il blast promozionale. L'Italia, insieme a Spagna e Regno Unito, è tra i mercati con tariffa marketing più alta rispetto alla media europea, e sopra la tariffa si aggiunge il margine del provider. I messaggi utility (conferme, promemoria, aggiornamenti ordine) costano una frazione di quelli marketing.

Da qui la regola pratica più importante: non infilare gli aggiornamenti di servizio dentro i messaggi promozionali. Spedire come utility ciò che è utility può dimezzare la bolletta mensile senza inviare un messaggio in meno.

Il consenso. Su entrambi i canali serve un opt-in esplicito, documentato e tracciabile: data, ora e fonte del consenso. Non è solo GDPR: Meta assegna a ogni numero aziendale un quality rating, e un tasso di blocchi o segnalazioni troppo alto fa scattare limiti di invio o la sospensione. Il canale si autoregola in modo brutale — chi manda messaggi a liste raccolte male viene fermato nel giro di settimane.

Come si scelgono i canali

Non "quale canale", ma "in quale sequenza". Lo schema che funziona nella maggior parte dei casi:

  1. WhatsApp come canale primario per chi ha dato il consenso (lettura alta, possibilità di risposta, conversazione a due vie).
  2. Email per il resto della lista e per i contenuti lunghi (documentazione, listini, newsletter).
  3. SMS per l'urgenza e per chi non è raggiungibile altrove.

4. TELEFONATE (contact center)

Nel 2012 avevo scritto che il contatto telefonico rende "in media il 20% o più". Era una percentuale ottimistica già allora, e oggi è fuori scala. Va corretta, ed è la correzione più netta di tutto l'articolo.

I dati 2026 sul contatto a freddo, misurati su dataset ampi:

  • Tasso di contatto (risponde una persona reale): 8–12% con liste generiche, 18–22% con numeri diretti verificati. Sotto il 7% il problema non è il telefonista, è il dato.
  • Da chiamata ad appuntamento fissato: 2–3% di media. I team migliori arrivano al 6–10%.
  • Tentativi necessari per raggiungere un contatto: circa 8.
  • Durata media di una chiamata a freddo: poco più di 80 secondi.

Sono numeri molto lontani dal 20%, e non perché il telefono abbia smesso di funzionare: perché il denominatore è cambiato. Nel 2012 la gente rispondeva ai numeri sconosciuti.

Il contesto italiano, che conta più dei benchmark

Chi fa contatto telefonico in Italia oggi lavora dentro un quadro normativo che nel 2012 non esisteva:

  • Il Registro Pubblico delle Opposizioni è esteso ai numeri di cellulare dal 27 luglio 2022. Chi fa campagne outbound è obbligato a verificare le liste contro il registro prima di ogni campagna: l'iscrizione dell'utente annulla i consensi promozionali rilasciati in precedenza.
  • AGCOM ha introdotto un filtro anti-spoofing in due fasi: dal 19 agosto 2025 sono bloccate le chiamate dall'estero che mostrano falsi numeri fissi italiani; dal 19 novembre 2025 il blocco è esteso ai numeri mobili italiani falsificati. Nelle prime settimane della seconda fase l'Autorità ha comunicato decine di milioni di chiamate bloccate.

Per un'azienda che lavora correttamente questo è una buona notizia: il filtro colpisce chi costruiva il proprio modello sull'irregolarità, e ripulendo il mercato migliora anche la percezione di chi chiama in modo trasparente. Ma impone tre cose non negoziabili: numerazione identificabile e propria, verifica RPO documentata, e un consenso raccolto in modo verificabile.

Fattori che influenzano l'efficacia

  • Qualità del dato prima di tutto. È la leva che sposta i risultati di più, e di gran lunga.
  • Obiettivo della chiamata. Fissare un appuntamento converte molto meglio che vendere al telefono.
  • Formazione dell'operatore. Un operatore formato è orientato all'ascolto, non allo script. Gestisce le obiezioni invece di superarle a forza.
  • Follow-up. Chi ha mostrato interesse va richiamato con un ritmo definito. La velocità di richiamo su un contatto in entrata è il singolo fattore che più incide sulla chiusura.

5. CAMPAGNE ONLINE A PAGAMENTO (ADS)

I riferimenti 2026 sulla rete di ricerca, elaborati da WordStream/LocaliQ su decine di migliaia di campagne (dati USA, quindi ordini di grandezza, non target):

Metrica Valore 2026
CTR medio (ricerca) ~6,6%
CPC medio (ricerca, USA) ~5,4 $
Tasso di conversione medio ~7%
Costo per lead medio ~70 $

In Italia, e ancora di più in un mercato locale di provincia, i costi per clic reali sono sensibilmente più bassi. Ma il rapporto tra le metriche resta valido: il CPC da solo non dice nulla. Un clic da 6 euro in un settore dove il cliente vale 3.000 euro è un affare; un clic da 40 centesimi su traffico che non converte è denaro buttato.

Cosa è cambiato negli ultimi due anni

  • L'automazione è ormai maggioritaria. Smart Bidding e Performance Max gestiscono la quota prevalente della spesa. Questo sposta il lavoro dell'inserzionista: meno gestione manuale delle offerte, molto più lavoro su dati di conversione corretti, feed e creatività.
  • Le AI Overviews di Google hanno ridotto i clic organici (le stime parlano di un calo nell'ordine dell'8–12%), spingendo più traffico sul canale a pagamento e quindi più pressione sulle aste.
  • Il tracciamento è il vero punto debole. L'errore più comune negli account non è la scelta delle parole chiave: è contare come conversione una visita di pagina. Il cruscotto sembra perfetto e il telefono non squilla.

Fattori che influenzano l'efficacia

  • Definizione corretta della conversione. Prima di tutto il resto.
  • Geolocalizzazione e target. Per un'attività locale il raggio giusto vale più del budget.
  • Formato. Il video mantiene tassi di coinvolgimento superiori allo statico.
  • Test A/B sistematici. Una variante alla volta, non tutto insieme.
  • Landing page. L'annuncio porta il clic, la pagina fa (o non fa) il contatto. Investire sull'annuncio e mandare traffico su una pagina generica è l'errore più costoso in assoluto.

6. EVENTI (fiere, iniziative locali)

Gli eventi restano lo strumento con il ROI dichiarato più alto e la misurazione più fragile.

I benchmark 2026 indicano ritorni nell'ordine di 4:1 – 4,5:1 quando i contatti vengono seguiti correttamente dopo l'evento, e i contatti da evento chiudono più velocemente dei contatti freddi, con un ciclo tipico di 3–6 mesi.

Il problema è tutto nel "quando vengono seguiti". La quasi totalità delle aziende dichiara di non riuscire a trasformare i contatti raccolti in fiera in opportunità reali, e solo una minoranza degli espositori misura formalmente il ritorno dopo l'evento. Le indagini indicano anche che gran parte dei team comincia il lavoro di contatto meno di quattro settimane prima della fiera: chi non è già sull'agenda del cliente prima dello stand, difficilmente ci finisce durante.

Da cui la regola che vale sia per la fiera internazionale sia per l'iniziativa in piazza: il lavoro vero sta prima e dopo, non durante.

Fattori che influenzano l'efficacia

  • Pre-evento (8–12 settimane prima). Appuntamenti fissati in anticipo, non sperati.
  • Raccolta contatti digitale. Gli strumenti digitali di raccolta moltiplicano il volume utilizzabile rispetto al biglietto da visita nella scatola.
  • Follow-up entro 48 ore. Oltre, il ricordo evapora.
  • Design dello stand e percorsi. Attirano il traffico; da soli non producono contatti.
  • Elementi di richiamo. Musica, dimostrazioni dal vivo, presenze scenografiche: funzionano se hanno un motivo per esistere legato all'offerta.

Allora qual è il budget corretto?

È la domanda del titolo, e nella prima versione dell'articolo non le avevo dato una risposta operativa. Provo a darla adesso, perché il metodo è più utile di una percentuale.

Il budget non si decide, si calcola a ritroso. Servono quattro numeri, tutti già in azienda:

  1. Quanto vale un cliente per te (margine sul primo acquisto, o meglio sul ciclo di vita).
  2. Quanti contatti servono per fare un cliente (il tuo tasso di chiusura reale, non quello che ti piacerebbe).
  3. Quanti clienti nuovi ti servono nel periodo.
  4. Quanto sei disposto a spendere per acquisirne uno.

Da qui esce tutto: se ti servono 20 clienti nuovi, chiudi 1 preventivo su 4 e ogni cliente ti lascia 800 euro di margine, ti servono 80 contatti qualificati e puoi permetterti — mettiamo — fino a 150 euro di costo per contatto restando in profitto. È quel numero, non una percentuale di fatturato copiata da un articolo, che decide se una campagna è sostenibile.

Due avvertenze:

  • Il budget minimo esiste. Sotto una certa soglia una campagna non è "piccola": è statisticamente muta. Non produce abbastanza dati per capire se stia funzionando, e quindi spendere poco per "provare" è il modo più sicuro di sprecare tutto.
  • Il periodo giusto non è una stagione, è un orizzonte. Una campagna valutata dopo due settimane non è stata valutata. Il direct mail si misura a 4–6 settimane dalla consegna, i contatti da fiera a 3–6 mesi, l'email automatizzata su base continua.

La componente che ricorre in tutti i canali

Come appare evidente, il denominatore in tutti i tipi di approccio è sempre la componente professionale: come tutti i lavori, se fatti ad arte possono produrre un buon risultato.

I parametri sono talmente tanti che improvvisarsi anche solo in un lavoro apparentemente semplice come il volantinaggio significa rischiare di perdere tempo e risorse.

Ma allora qual è la soluzione giusta?

È l'approccio mentale che abbiamo del marketing che deve cambiare.

Mentre per determinati lavori ci si affida a professionisti ed esperti, per altri pensiamo di poter "arrangiare", "fare da sé", convinti di risparmiare. Ma alla fine si risparmia veramente? La domanda non riguarda solo il costo speso — che spesso è solo quello percepito, mentre facendo bene i conti è molto di più — ma il tempo impiegato, che poteva essere usato meglio.

Il marketing è da considerarsi la punta di diamante di un'azienda. Deve essere il meglio, o per lo meno deve potersi avvicinare al meglio del proprio lavoro, proprio come si cura la gestione del prodotto o del servizio che l'azienda eroga ai propri clienti.

Se il marketing è scadente lo saranno anche i risultati. E c'è da chiedersi se non lo siano anche i prodotti o i servizi dell'azienda.

I risultati, del resto, non sono solo la vendita di prodotti e servizi. Nei risultati soddisfacenti possiamo inglobare:

  • il livello di soddisfazione dei clienti;
  • la reputazione dell'azienda e dei suoi collaboratori;
  • il livello di popolarità del brand;
  • la capacità di adeguarsi alla richiesta del mercato;
  • la capacità di misurare tutti questi dati.

Come potrai intuire è un lavoro serio, a cui prestare la dovuta attenzione: altrimenti conviene investire in risorse umane. Solo così un'azienda può crescere.

L'Italia è il paese che conta più imprese, ed è un dato positivo perché denota uno spirito imprenditoriale molto spiccato e una grande volontà. Ma è anche il paese con più imprese medio-piccole, proprio perché le aziende non riescono a decollare, anche perché non vogliono o non riescono a investire in ricerca, marketing compreso.

Ricordiamo i tre pilastri che reggono un'impresa: una buona capacità d'investimento (diversificazione, pianificazione, gestione finanziaria, gestione del rischio e innovazione), il marketing (comunicazione efficace, strategie e analisi) e la resilienza (la capacità di adattarsi e prosperare in un ambiente in continua evoluzione).


Nota sulle fonti. I dati citati provengono da: report ANA/DMA sui tassi di risposta (ed. 2025), benchmark email 2026 di MailerLite, Brevo, Klaviyo e WebFX, benchmark Google Ads 2026 di WordStream/LocaliQ, dati sul contatto telefonico a freddo 2026 di Cognism e aggregatori di settore, documentazione tariffaria della WhatsApp Business Platform di Meta, provvedimenti AGCOM sul filtro anti-spoofing (agosto e novembre 2025) e normativa sul Registro Pubblico delle Opposizioni. Sono ordini di grandezza utili al confronto, non previsioni di risultato: l'unico benchmark che conta davvero, alla fine, è la serie storica dei tuoi numeri.

 

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